Condannato a 9 mesi: sfidò il divieto a manifestare durante la Leopolda di Renzi

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l tribunale di Firenze ha condannato a nove mesi di carcere per resistenza a pubblico ufficiale Checco, giovane arrestato il 5 novembre dello scorso anno durante la contestazione alla Leopolda di Renzi.

Erano le ultime settimane della campagna referendaria e lo sbruffone di Rignano aveva deciso di affidare alla kermesse l’arduo compito di provare a recuperare consenso nel paese. Renzi parlò di una “Leopolda del popolo, della gente normale”. E la gente normale in effetti arrivò, ma per contestarlo.

Mentre alla “Leopolda del Sì” si raduvana il peggio di questo paese – dalle banche al mondo della grande imprenditoria arraffona e sfruttatrice, passando per quella stessa classe politica che Renzi aveva promesso di rottamare – migliaia di cittadini riempivano piazza San Marco determinate a raggiungere la Leopolda.

Solo due giorni prima la Questura aveva vietato la manifestazione “Firenze dice NO”, dopo aver cercato addirittura di impedire una conferenza stampa del comitato ai cancelli della Leopolda. Un divieto che voleva zittire ogni dissenso e consentire a Renzi di utilizzare la città di Firenze come palcoscenico per l’ennesimo show in cui raccontare una realtà inesistente fatta di ripresa economica e benessere. Ma quel giorno il paese reale – quello fatta di crisi, rabbia e voglia di cambiamento – si conquistò il proprio diritto di parola.

Migliaia di giovani e meno giovani, disoccupati, abitanti delle periferie, famiglie in emergenza abitativa, sfidarono il divieto a manifestare. La polizia rispose con cariche, violenze e gas lacrimogeni. Durante gli scontri, il popolo del NO radunato in piazza San Marco reagì con tenacia mettendo a dura prova per ore un dispositivo militare imponente, fino a conquistarsi metro dopo metro il diritto a manifestare in quella giornata.

Si voleva nascondere quello che non si poteva più nascondere: l’esistenza di un pezzo di paese stanco determinato ad alzare al testa contro governo e poteri forti. Un mese più tardi, 20 milioni di cittadini travolgevano con una valanga di NO Renzi ed il Partito Democratico.


 

A mesi di distanza, mentre la richiesta di cambiamento espressa al referendum del 5 dicembre continua ad essere ignorata e disattesa, con un nuovo governo-fotocopia ugualmente asservito ai poteri forti, non stupisce la volontà del Tribunale di vendicarsi contro chi quel giorno scese in piazza. Quel 5 novembre continua evidentemente a fare paura a chi sta in alto.

Da queste parti, tra chi sta in basso, la spinta di quella giornata continua ad essere un indicazione valida… oltre che patrimonio comune di chi, ieri come oggi, non rinuncia a dire NO.

#CheccoLibero!