Dal basso. Per togliere di mezzo il mondo di sopra.

113

E’ da qualche tempo che è ricorrente sentire parlare di Firenze come “la città del Premier”. Ottimo salotto per cerimonie di palazzo, passerelle politiche e cene esclusive. L’immagine della città che ha visto nascere il renzismo viene costruita ed usata per rappresentarne il successo. Firenze deve sorridere sempre, perché il renzismo è giovane e bello.

Chi guarda Firenze dal basso sa che non è vero. Fuori dal triangolo che va dal Duomo al Ponte Vecchio, passando per le boutique di lusso di via Tornabuoni, c’è la città reale con le sue istanze e i suoi bisogni. Ad affermarne l’esistenza negli ultimi anni ci hanno pensato le lotte che hanno fatto proprio un antagonismo irriducibile al modello-Renzi.

Basta pensare alla prospettiva di riscatto sociale che le lotte per il diritto alla casa hanno avuto la capacità di aprire in città. Ma anche guardare a tutte quelle istanze che non aspettano altro che essere tradotte in rivendicazioni collettive e produrre nuove contrapposizioni. A partire dalla politicizzazione dei bisogni, come dall’affermazione di alcuni “No!” – come quello degli abitanti della piana contro inceneritore e aeroporto – che la città reale ha iniziato ad affermare la propria esistenza e, quindi, la propria incompatibilità con un certo governo del territorio e della crisi.

La Firenze che lotta, che reagisce agli sgomberi e alza le barricate in difesa dei propri diritti, che occupa le scuole e si riappropria degli spazi, che sfida i divieti a manifestare e si mette in marcia nelle periferie contro le nocività e per la giustizia sociale, che sciopera, che dà vita ai comitati contro le privatizzazioni, che pratica la solidarietà e rompe la linea del colore e le ipotesi di guerra tra poveri, ha tanto da dire.

Le lotte hanno bisogno di raccontarsi e conoscersi, ma anche di interrogarsi e costruire passo dopo passo ipotesi di ricomposizione e di avanzamento. Poi c’è la città reale che oggi non lotta, a cui parlare e da inchiestare, nelle sue istanze, nelle sue contraddizioni, nei suoi umori. È necessario accettarne la complessità, coglierne le ambivalenze e metterci le mani sopra senza paura di sporcarsele: quale altra strada, oggi, per aprire nuovi spazi di autorganizzazione e di conflitto – ad esempio – nelle periferie?
A questo scopo solo un punto di vista è quello utile: quello di parte, militante, che nasce e si costruisce dentro e per le lotte.

Firenzedalbasso vuole essere un contributo in questo senso.

CONDIVIDI