Essere partigiani significa scegliere la propria parte

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I partigiani furono uomini e donne normali, che in mezzo ad eventi straordinari, nei mesi dal 43 al 45, hanno saputo scegliere da che parte stare. La loro scelta di campo era chiara: combattere e vendicarsi una volta per tutto dei fascisti, dei soprusi, delle disuguaglianze imperanti, con l’aspettativa a creare una società più giusta, in cui protagoniste fossero le istanze delle masse popolari, e non certo gli interessi degli agrari e degli industriali che erano collusi con il fascismo. In questo moto di liberazione era infatti riconoscibile una forte spinta ideale alla trasformazione che partiva proprio dai bisogni di quel popolo che aveva subito le angherie per un ventennio di regime. Con il 44-45 si chiude una partita iniziata con il 20-21, quando i fascisti si erano imposti con i manganelli contro le lotte operaie e contadine. Saranno gli operai che saboteranno dopo l’8 settembre, la produzione bellica e non solo, che scenderanno in sciopero contro la guerra, che trafugheranno vestiti e viveri per la guerra partigiana. Anche a Firenze, alla Manifattura Tabacchi le donne sabotarono la produzione di sigarette per i nazifascisti, rubarono materiale, resistettero alla banda carità che voleva bloccare gli scioperi, stamparono e fecero circolare la stampa clandestina. La lotta di classe antifascista si trascinerà ancora per anni dopo la liberazione, ed avrà il sapore della vendetta popolare, con occupazioni di terre degli agrari che erano stati collusi con il regime, di attentati a vecchi fascisti, di scioperi operai per il miglioramento delle condizioni di vita, fino a veri e propri moti insurrezionali. Il mito della resistenza tradita e l’ideale comunista che aveva mosso centinaia di partigiani continuavano a vivere e a passare di generazione in generazione e ad ispirare le lotte delle classi popolari.

Anche Firenze ha i suoi eroi partigiani come Bruno Fanciullacci e Lanciotto Ballerini, che hanno dato la vita per liberare la città, resistendo alle torture o scontrandosi ferocemente con le bande fasciste sui monti di Calenzano. Ma la resistenza è stata fatta dalla gente comune, da centinaia di giovani che in un moto di dignità ha semplicemente deciso che era il momento di fare qualcosa, che non si poteva più stare a guardare e sopportare l’orrore fascista. Chi ha deciso di entrare nelle formazioni partigiane sui monti, o nelle formazioni clandestine in città, chi ha dato ospitalità ai partigiani, pagando spesso con la vita questa scelta, chi ha trasportato armi, munizioni o informazioni, chi come Gogo Rigacci moriva per proteggere i propri cari, per portarli oltre le linee nemiche. I partigiani furono una minoranza che sceglie. Come noi abbiamo scelto di lottare adesso, contro un presente di miseria e sfruttamento generato proprio da quella casta di potenti di cui Nardella fa parte. Chi ha prodotto leggi che precarizzano il lavoro, comprimono i diritti, chi fomenta l’odio razziale e la guerra tra poveri, chi è pronto a costruire nuovi e democratici lager, chi regala la città agli speculatori e ai ricchi, chi tollera e fa proliferare le sedi fasciste in città non ha nulla ha che spartire con la liberazione e la guerra partigiana. Non erano certo queste le motivazioni e l’impegno etico di chi è morto per un paese più giusto caro Nardella. I partigiani fanno parte della nostra storia, quella degli oppressi e degli sfruttati, ma soprattutto quella di chi è stanco di subire e scegli di parteggiare contro i ricchi i potenti e gli approfittatori.

Nardella e il suo partito si apprestano, anche questo 25 aprile, a festeggiare ipocritamente la liberazione, a raccontarci la favoletta della resistenza come momento “nazionale” e della repubblica nata dalla resistenza fondata sulla democrazia e la libertà.

Ma di quale democrazia vuole parlarci il sindaco, quella dei centri di rimpatrio della legge Minniti Orlando, che numerose inchieste giornalistiche hanno mostrato come veri e propri lager della democrazia, dove ogni diritto umano viene sospeso, che è così in ansia di costruire sul territorio fiorentino?

Quella degli accordi con la Libia che il suo governo ha stabilito per impedire gli sbarchi istituendo veri e propri campi di concentramento, dove torture, stupri e assassinii sono all’ordine del giorno. Oppure la democrazia che il suo partito europeista ha stabilito con il massacratore Erdogan, regalando miliardi di euro al governo turco in cambio di una chiusura dei confini verso l’europa, al costo di deportazioni di massa e violenze di ogni tipo. Non è certo questa l’Italia che i partigiani immaginavano imbracciando il fucile, rischiando tutto per liberarsi dall’oppressione barbara dei fascisti, basata su violenza cieca, razzismo, sfruttamento dei lavoratori, miseria e guerra per tutti.

Oggi c’è bisogno di una nuova liberazione.

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