“Firenze libera!”

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“Un diritto da difendere, ma non lì. Manifestare è un diritto sacrosanto. Sancito dalla Costituzione. Su dove, quando e come lo si deve esercitare, invece, si può discutere”. Così ha scritto una penna anonima del Corriere Fiorentino – commentando gli scontri di ieri tra polizia e manifestanti – per poi domandarsi indignata “perché permettere a chi protesta di arrivare fino a piazza Duomo, tanto più in un sabato di shopping natalizio?”.
La questura si dà da fare con i manganelli, mentre il Corriere con la penna “teorizza” e legittima una sorta di libertà condizionata da applicare alle proteste sociali. Puoi protestare dove, quando e come ti dico io… e, non c’è nemmeno bisogno di dirlo, sicuramente non lì: questo lo schema che si vuole affermare. Ovviamente il discorso è rivolto alla manifestazione delle famiglie sotto sfratto, degli studenti, dei lavoratori e dei disoccupati scesi ieri in piazza per rivendicare giustizia sociale, diritti e dignità, per protestare contro una gestione della crisi che sta impoverendo gli ultimi e arricchendo i primi e per respingere ogni ipotesi razzista di guerra tra poveri. Il fatto che ai neofascisti – nella stessa giornata – sia stato concesso di sfilare fino alla centralissima piazza della Repubblica è pacifico e accettabile per il Corriere. “Prima gli italiani” va bene. “Prima i poveri” no. E dal loro punto di vista non è difficile intuire il perché.
La scelta della Firenze meticcia delle lotte sociali di convocarsi in piazza Duomo era fin dall’inizio una scommessa incompatibile con i diktat di un governo della città che vuole ridurre al silenzio e all’invisibilità le istanze espresse dalle composizioni sociali colpite dalla crisi. Una scommessa che è stata capace di ricomporre soggettività differenti attivate nei diversi percorsi di lotta attivi negli ultimi mesi in città: la lotta contro il nuovo calcolo ISEE, le occupazioni abitative e i picchetti anti-sfratto, le occupazione delle scuole superiori.
Riuscita anche la scommessa di costruire una piazza che attraverso il “Prima i poveri!” riuscisse a mettere in campo un antifascismo più legato alla dimensione sociale dello scontro in atto. Con il “Prima gli italiani”, infatti, più che una propaganda ideologica le formazioni neofasciste stanno cercando di costruire un’ipotesi di spostamento a destra di settori potenzialmente ampi di proletariato metropolitano, indirizzando verso il basso i sentimenti di rabbia e rancore diffusi e costruendo la contrapposizione italiani-migranti. E’ evidente che non è possibile sabotare questo tipo di ipotesi senza rilanciare un’ipotesi diversa di contrapposizione, che sostituisca alla linea razzista del colore quella di classe, organizzando istanze e bisogni in uno scontro verticale tra piani alti e bassi della società, valorizzando il meticciato che nei percorsi di lotta vede italiani e migranti costruire insieme una possibilità di riscatto. Un antifascismo delle lotte sociali in cui le ipotesi neofasciste si combattono in quanto complici e funzionali al governo della crisi a cui ci si oppone.

Il “Firenze libera!” urlato all’unisono dalla piazza dopo le cariche rende l’idea di come alla restrizione degli spazi di agibilità risponda determinato un pezzo di città che non è disposto a rinunciarvi, nelle piazze, nelle scuole, nei quartieri.

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