Sciopero e blocco alla GM Industry. Vincono gli operai: licenziamenti ritirati per i quattro iscritti Si Cobas. La prossima settimana un incontro per superare le condizioni di sfruttamento nello stabilimento

E’ iniziato all’alba il picchetto ai cancelli della GM Industry di Prato, in via Cava. Quaranta i lavoratori venuti a sostenere lo sciopero per il reintegro dei quattro operai dello stabilimento licenziati due giorni fa. Quattro licenziamenti politici che avevano, non caso, colpito proprio quei lavoratori che avevano deciso di unirsi al sindacato Si Cobas per rivendicare la fine dello sfruttamento che subiscono da anni: turni di 12 ore per 6 giorni la settimana, salari bassi, mancata applicazione del giusto contratto nazionale del settore.

La risposta operaia non si è fatta attendere: “oggi da quindi non entra e non esce un vestito finchè non verranno ritirati i licenziamenti”. Ore di picchetto ai cancelli, due tavoli di incontro saltati dopo pochi minuti. Alle 11:00 l’azienda e la cooperativa Tutto Servizi, che gestisce i lavoratori per conto di GM, cedono. I delegati firmano un accordo per il reintegro immediato dei quattro, mentre giovedì prossimo si terrà un incontro per ridiscutere le condizioni contrattuali in cui verrà richiesto il superamento delle attuali condizioni di lavoro e retribuzione.

 

Quella fatta emergere dagli operai della GM è solo un esempio di una realtà di sfruttamento che caratterizza l’intero settore delle tintorie e del tessile sul territorio pratese, dove condizioni indecenti di lavoro vengono imposte e mantenute grazie all’intimidazione e la minaccia continua della perdita del posto di lavoro. E quindi anche della perdita del permesso di soggiorno per i lavoratori immigrati (la maggioranza di quelli impiegati nel settore).

Ma stavolta è andata diversamente. E i licenziamenti politici si sono rivelati un boomerang per l’azienda. “Noi non abbiamo più paura”, dicono i lavoratori. Dopo lo sciopero di oggi, possono dire lo stesso per quei padroni del settore tessile che da decenni costruiscono le proprie ricchezza sulla pelle dei lavoratori?

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