Il G7 e noi, direzione Lucca!

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Mancano pochi giorni al vertice che riunirà i ministri degli esteri dei “sette grandi”. E alle contestazioni. Il 10 e l’11 aprile la città toscana ospiterà i principali responsabili di un presente che schiaccia tra crisi e guerre permanenti l’intero pianeta. Dal cuore dell’Europa al Medio Oriente, da questo punto di vista, cambia solo l’intensità.

Al vertice di Lucca discuteranno di nuove guerre da portare avanti – esclusivamente – in difesa degli interessi delle élite economiche e finanziarie che muovono le pedine della politica internazionale. Guerre loro, in cui a morire siamo sempre noi: quelli che, ai quattro angoli del pianeta, subiscono il gioco dei cosiddetti grandi della terra. Noi: i bambini innocenti di Idlib ammazzati dalle armi chimiche, i ragazzi di Parigi che ballavano al Bataclan, i milioni di morti ammazzati in Medio Oriente da anni di “missioni di pace”… quanto potrebbe essere lunga questa lista?

Solo nel 2016 sono stati 5000 i migranti morti nel Mediterraneo nel tentativo di scappare da un continente saccheggiato, ridotto alla fame e martoriato dalle guerre manovrate da occidente.

Ci diranno che il compito dei G7 è quello di preoccuparsi della stabilità del mondo, dell’economica, delle finanze. Oggi nel mondo 8 uomini, da soli, posseggono la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta, ossia 3,6 miliardi di persone. In Italia 7 miliardari possiedono la stessa ricchezza del 30% della popolazione più povera. Cosa abbiamo da guadagnare, noi, dalla stabilità di questo sistema mondiale basato sulla rapina?

Ogni giorno l’Italia spende 64 milioni di euro in spese militari. Nell’ultimo anno sono stati 23,4 miliardi quelli investiti nel settore delle armi, a fronte dei 2 miseri miliardi che il governo Gentiloni ha deciso di impiegare per la grande pagliacciata del “reddito di inclusione attiva”. Un paragone che rappresenta bene quanto – in dieci anni di crisi – le popolazioni europee siano state letteralmente rapinate da quegli stessi governi che non hanno mai fatto tagli agli armamenti necessari – a loro volta – a sostenere le guerra di rapina contro altri popoli del mondo. Basterebbe questo a rendere il G7 di Lucca un appuntamento irrinunciabile di contestazione per chi è stanco di sentirsi dire che “non ci sono soldi” ogni volta in cui se ne rivendica un utilizzo differente da quelli che – tra guerre, salvataggi delle banche e grandi opere – guardano agli interessi dei soliti noti.

La Questura di Lucca ha deciso di vietare alla manifestazione di protesta il centro storico della città, trasformando l’interno delle mura antiche in una grande zona rossa. Solo qualche settimana fa durante il vertice europeo di Roma del 25 Marzo il nuovo ministro Minniti ha dato prova di quanto sia prioritaria per il governo la neutralizzazione di ogni forma di dissenso radicale, specialmente nei momenti il cui queste (sempre più odiate) istituzioni si riuscono per rappresentare la propria grandezza. Ma è proprio in questi momenti che noi  – quelli che restano fuori dal palazzo – abbiamo l’occasione di prendere parola contro tutto ciò che questi signori rappresentano. Per togliergli il diritto di decidere sulle nostre vite. Per rivendicare il nostro diritto a contare. Perché le ragioni delle lotte non possono accettare di essere confinate negli angolini dello spazio politico.

Lo sguardo giusto non può che essere quello che vede in ogni divieto a manifestare un motivo in più per farlo, rifiutando i tentativi di disciplinamento e neutralizzazione del dissenso. E il coordinamento Lucca contro il G7 ha già espresso chiaramente l’indisponibilità a rinunciare, in quel giorno, a fare scendere in piazza le ragioni di chi dice NO.

Tra i giovani che rifiutano un futuro di precarietà infinita, tra le periferie in cui si lotta quotidianamente contro la povertà, tra i migranti su cui si scarica tutta la violenza della guerra, dei confini e di un’accoglienza trasformata in business per pochi e sfruttamento del lavoro gratuito, c’è una grande voglia di riscatto a cui è necessario dare spazi e possibilità di espressione.

Ci vediamo il 10, direzione Lucca!

 

 

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