Il grande business dell’emergenza casa: “685€ al mese per un posto in struttura”.

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Un giro da centinaia di migliaia di euro al mese che dalle casse comunali finisce nelle mani delle cooperative attraverso il meccanismo degli appalti: si tratta del grande business delle “strutture di accoglienza per l’emergenza abitativa”. Lo denunciano i comitati del Movimento di lotta per la casa.
Le strutture sono adibite ad ospitare le famiglie sfrattate e rimaste senza casa. Un “accoglienza” temporanea (dai 15 giorni ai tre mesi nella maggioranza dei casi), spesso riservata solo a donne e minori. Gli “ospiti” da sempre ne denunciano le condizioni che, aggiungendosi spesso alla separazione del nucleo familiari, vanno a renderne insopportabile la vita al loro interno: stanze sovraffollate fino a diventare in alcuni casi veri e proprio dormitori, insufficienza dei servizi igienici, impossibilità di cucinare, in molti casi orari di entrata e di uscita obbligati. Ma la lista potrebbe essere molto più lunga.

I dati parlano chiaro. Il Comune spende in media 685€ al mese per ospitare una persona all’interno delle strutture. Praticamente il costo a prezzo di mercato in un intero alloggio. Consultando i bilanci comunali si evidenziano infatti questi dati: a fronte di 256 posti letto il Comune di Firenze ha speso nei mesi maggio-giugno ben trecentocinquantamila euro per sessantuno giorni. Per un nucleo di quattro persone, quindi, le cooperative incassano in media 2740€ al mese per un servizio giudicato dall’utenza stessa indecente ed indignitoso.
Si va dai 18€ giornalieri a posto letto all’Ostello del Carmine, dove si può soggiornare dalle 19.30 alle 9 di mattina, ai 29€ al dì per un posto letto a Casa Santa Caterina. Per un posto nelle “camere multiple” di Casa San Michele, invece, 23€ al giorno.

Lunedì prossimo il comitati lotta per la casa torneranno a manifestare sotto l’Assessorato alle politiche sociali al Palagio di parte guelfa: “Questo business deve finire. Vogliamo risposte vere all’emergenza: affitti sociali e case popolari”. Negli ultimi mesi, infatti, proprio a partire dal rifiuto delle proposte di accoglienza temporanea nelle strutture per donne e minori – unica alternativa alla strada proposta dalle istituzioni – si è allargata la lotta delle famiglie sotto sfratto che rivendicano un utilizzo differente dei soldi pubblici che garantisca un passaggio da casa a casa. In alloggi veri, e a canone sociale.

Le cifre spese nel meccanismo delle strutture svelano un utilizzo dei soldi pubblici che, anche dietro i capitoli di spesa “sociale”, nasconde invece meccanismi di sostegno all’economia privata trasformando di fatto la gestione dell’emergenza in una vera e propria “opportunità di impresa”. Da qui un sistema che ha tutto l’interesse a riprodurre all’infinito l’emergenza stessa, proponendo (non)soluzioni incapaci di risolvere alla radice il problema. Non è un caso, infatti, che il progressivo aumento delle risorse destinate al meccanismo dell’accoglienza nelle strutture vada di pari passo con un fortissimo disinvestimento in politiche abitative vere di edilizia pubblica.