In piazza l’urlo dei migranti: “Permessi subito!”

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Nelle prime ore del pomeriggio, da piazza San Lorenzo un serpentone meticcio ha iniziato a sfilare per il centro storico di Firenze. Dietro lo striscione che recitava “No al ricatto del permesso di soggiorno” centinaia di persone: migranti da ogni parte del mondo, chi da poco è arrivato in Italia per richiedere asilo politico insieme a chi da anni vive e lavora in città. Ma non solo: “questa è la manifestazione dei migranti, ma è anche la manifestazione degli italiani che non si fanno fregare dalla retorica razzista di Salvini. Al mondo esistono solo due razze, chi sfrutta e chi è sfruttato”. E infatti in piazza sono scesi anche molti fiorentini, giovani e meno giovani, a testimoniare l’esistenza di una città che nelle lotte per la giustizia sociale vince razzismo e divisioni.

Al centro della protesta i tanti problemi legati ai permessi di soggiorno, ai continui ritardi e dinieghi della Questura. E più in generale quello che i migranti hanno definito un vero e proprio “sistema di ricatto continuo”. Se da una parte il rinnovo dei documenti, essendo vincolato al possesso di un contratto di lavoro, costringe i migranti ad accettare qualsiasi condizione di lavoro (fino al vero e proprio schiavismo), dall’altra è proprio la minaccia della perdita del permesso di soggiorno a essere sistematicamente agitata contro chi alza la testa. Senza parlare dell’invisibilità e della totale assenza di diritti a cui si viene costretti in assenza di documenti. E’ per questo che ai gridi di “Questura vergogna!” e “Permessi subito!” la protesta si è diretta sotto le finestre dell’Ufficio Immigrazione della Questura fiorentina, per poi terminare in piazza Bambine e Bambini di Beslan.

Attraverso cartelli, striscioni, cori e interventi sono passati anche un secco “no!” alle guerre, la richiesta di apertura di tutte le frontiere e la solidarietà con chi ai confini dell’Europa si sta scontrando con muri, fili spinati e polizie. Tutti temi che verranno rilanciati attivamente con l’adesione allo sciopero generale del 18 marzo, indetto dal sindacalismo conflittuale contro la guerra.

Lontana dalle retoriche pietiste e assistenziali sostenute da un certo mondo dell’associazionismo e da quel che rimane della sinistra, la piazza di oggi ha messo al centro il protagonismo e la voglia di riscatto dei migranti. Un passo nella direzione di una politicizzazione dei bisogni e delle istanze proprie di pezzi importanti di proletariato urbano, schiacciato tra dispositivi di disciplinamento, sfruttamento e marginalizzazione il cui rifiuto è denso di carica antagonista.

 

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