ISA. Prima ti punisco, poi ti rieduco. E poi?

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Abbiamo già parlato più volte delle vicende che riguardano la coraggiosa e tanto discussa occupazione dell’ISA di Porta Romana. E anche delle 39 sospensioni di 15 giorni inflitte ad altrettanti studenti dal Consigli di Istituto.

Il Consiglio di Istituto – infatti – si è così trasformato in un grottesco Tribunale e la Preside Anna Maria Addabbo, in un giudice. Studenti convocati per interrogatori a cui si sono “avvalsi della facoltà di non rispondere”. “Notifiche” di “provvedimenti” di condanna spedite per raccomandata. Basta dare uno sguardo alle lettere ricevute dagli studenti per notare subito un imbarazzante similitudine tra dei linguaggi e delle forme con quelle caratteristiche dei procedimenti penali.

PROV ISAPROV ISA 2Gli studenti sono accusati di “aver partecipato attivamente all’interruzione di pubblico servizio”, e l’iniziativa di legittima protesta è sanzionata in quanto “connotata da un alto grado di disvalore sociale e non può essere trattato al pari delle comuni infrazioni disciplinari, ma deve poter essere sanzionato con maggiore rigore e severità”. Manco a tentare di nascondere la natura politica del provvedimento.

Ma non è finita qui. “Il provvedimento disciplinare si inserisce in un quadro più generale di educazione alla legalità come rispetto delle persona umana e delle regole poste a fondamento della convivenza sociale”. Insomma, gli studenti sospesi dovranno partecipare a tre incontri con altrettanti figure “educative” per promuovere un “percorso di recupero educativo mirato all’inclusione , alla responsabilizzazione e al reintegro nella comunità scolastica”.

Un incontro sarà sul “diritto a manifestare”. L’altro su “La sicurezza nelle scuole”. Il terzo, invece, “Sul passaggio da Istituto d’Arte a Liceo”. A concludere un fantastico “focus di gruppo su assemblee di istituto e organi collegiali”.

“La prossima volta se voglio protestare lo farò nella forma più innocua e invisibile possibile. E poi questo problema dell’edilizia scolastica non è così tanto grave (anche se ogni tanto crolla qualche tetto) e queste riforme dell’istruzione tanto contestate hanno prodotto delle cose buone”: dovrebbe forse pensare questo lo studente “reinserito” alla fine del percorso di “recupero educativo”?

Nella lettera di notifica dei provvedimenti viene però anche specificato che “il provvedimento non influisce sulla valutazione del profitto”. Insomma, nulla è perduto.

Un segno di bontà? Non ci sembra. La seconda chance offerta agli studenti e le misure disciplinari rappresentano evidentemente due facce della stessa medaglia. Questa condivide con le misure disciplinari lo stesso scopo: evitare che quanto successo si ripeta, lì come altrove.

Come? Cercando di recuperare i soggetti protagonisti delle lotte attraverso un meccanismo che premia chi si “rimette in riga”. Piegando le soggettività che dentro l’occupazione avevano conquistato una dimensione di protagonismo e praticato antagonismo reale, umiliandole e “rimettendole al loro posto” dentro il meccanismo della “rieducazione”.

L’esperienza dell’ISA ha avuto il grande merito di praticare l’occupazione come forma di lotta non mediata nè concertata con l’istituzione scolastica, non limitata alla dimensione del simbolico e con un blocco della didattica capace di andare a incidere sui rapporti di forza necessari a strappare vittorie alle controparti. Questo ha fatto paura. E se l’esempio – in queste o altre forme – verrà seguito e riprodotto in futuro lo decideranno solo gli studenti…

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