La celere interviene per sfrattare una famiglia “a sorpersa”

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Questa mattina verso le 10 due blindati della polizia e svariati agenti si sono presentati per eseguire lo “sfratto a sorpresa” di una famiglia con bambini in via Scialoia. Uno sfratto la cui storia inizia qualche anno fa, una storia come tante, la perdita del lavoro, la morosità, lo sfratto, i picchetti con il Movimento di Lotta per la Casa, la possibilità concreta di ottenere una casa popolare che viene cancellata circa un anno fa quando vengono tolti i punti per la morosità, in anticipazione della Legge Saccardi, decine di richieste e proteste ai servizi sociali che non muovono un dito fino ad arrivare al 30 novembre, quando l’ufficiale giudiziario “rimette gli atti al giudice” e programma lo “sfratto a sorpresa”. Vane si sono dimostrate le promesse del dirigente dei servizi sociali Cavalleri che si era impegnato affinché si scongiurasse la pratica degli sfratti a sorpresa.

Oggi infatti la polizia si è presentata in forze, ha chiuso la strada ed ha fatto irruzione nella casa. La famiglia si è rifiutata di uscire ed ha resistito con dignità per 4 ore, costringendo la questura a far intervenire i servizi sociali (la soluzione paventata all’inizio era la pura violenza di una famiglia in strada con -2 gradi senza un tetto nemmeno per i bambini!) che hanno proposto prima di accogliere solo la madre e i bambini, poi di separare la famiglia in due strutture. La famiglia ha rifiutato di uscire anche di fronte a quest’ipotesi, ed è rimasta solo la brutalità: tra spintoni e funzionari di polizia e dei servizi sociali che portavano fuori le valigie lo sfratto è stato eseguito. La famiglia è adesso divisa tra due strutture d’accoglienza, con la promessa di venir riunita in una sola nel giro di pochi giorni.

Anche se la promessa fosse vera, non è comunque sufficiente. Le strutture d’accoglienza sono una soluzione indignitosa: lo sanno le famiglie sotto sfratto come lo sanno i richiedenti asilo, che un anIMG_20160119_124145no fa hanno occupato l’ex- Aiazzone e oggi hanno reagito con forza al distacco della luce. Gli inquilini e le famiglie sotto sfratto pretendono, e lo ribadiscono ad ogni picchetto, soluzioni reali all’emergenza abitativa: case popolari o affitti sociali proporzionati al reddito delle persone.

Ieri e stamattina ci sono stati altri due picchetti antisfratto in cui gli ufficiali giudiziari hanno tranquillizzato i proprietari concedendo soltanto 20 giorni di rinvio agli inquilini.

Il Comune di Firenze non fa il bando per le case popolari dal 2012 il tutto per cercare di nascondere il fatto che le case non ci sono: sono state inaugurati lo scorso mese 110 alloggi (tra tagli di nastri e conferenze stampa), ce ne sono circa trecento blindati da ristrutturare e 6 in progetto a fronte di 3000 famiglie aventi diritto con il bando di 4 anni fa, che ad oggi sarebbero sicuramente molte di più. L’assessore alla casa Sara Funaro nega l’emergenza abitativa salvo quando serve per stanziare soldi per le strutture d’accoglienza gestite dai suoi amichetti (35 euro a persona minimo, per migliaia di posti letto), mentre i soldi per le case non ci sono mai e gli immobili abbandonati vengono svenduti agli speculatori stranieri.

A fronte di tutto questo il Comitato delle famiglie sotto sfratto è determinato nel porre una rigidità: non si esce di casa se non c’è una soluzione reale. Il bando deve uscire quanto prima. I soldi vanno spesi per le case popolari e non per le tasche di chi gestisce le strutture d’accoglienza.

Gli sfratti devono essere bloccati fino a quando non esce il bando e si iniziano ad assegnare le case. Se non ci pensa la prefettura, che preferisce schierare un esercito contro una famiglia, saranno la determinazione e la solidarietà della lotta per la casa a mettere in atto il blocco degli sfratti, a partire dal picchetto antisfratto di domani in via Isonzo a Sorgane.

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