La morte di Alì, gli scontri sotto la prefettura e l’occupazione alla mostra di Ai Wei Wei

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Protesta per la morte di un rifugiato.

Giorno e notte, Firenze continua a resistere.

Ieri un terrificante incendio si è propagato nell’occupazione all’ex aiazzone.

L’articolo 5 del piano casa impedisce agli occupanti di avere la residenza e gli allacci alle utenze di acqua, luce e gas a norma di legge. I rifugiati che vivano nell’ex-Aiazzone occupato riuscivano a stento a riscaldarsi con le stufe elettriche ed altri espedienti. Secondo le prime ricostruzioni un cortocircuito ha generato le prime fiamme. Si poteva evitare, senza l’articolo 5.

Quando l’incendio é iniziato tutti sono scappati fuori, ma un ragazzo, Ali Musé, é tornato dentro per prendere i documenti per il ricongiungimento familiare.

Alì non è riuscito ad uscire per i fumi. Alì é morto a causa dello Stato, uno stato che opprime i poveri con la burocrazia e semina ovunque la paura.

La protezione civile e la misericordia non avevano abbastanza coperte o acqua, il comune di Firenze ha ignorato la situazione, lasciandola nelle mani del piccolo comune di Sesto Fiorentino che ovviamente non aveva sufficiente spazio per dare ospitalità a più di 100 persone.

L’unico soccorso che il comune di Sesto è riuscito a dare sono state 2 tende, decisamente insufficienti per oltre cento persone, una 50ina di sedie e quelle che la Rai e i mass media hanno definito “viveri”, ovvero un pacco di biscotti da dividere in 150 e 15 litri di thè caldo, arrivati dopo molte ore di freddo. Forse ritenevano che un pasto e un posto letto per ogni persona fossero troppo per un rifugiato?

Dopo una notte passata al gelo, senza letti o riscaldamenti, gli ex-occupanti hanno rifiutato di salire sul bus della polizia e hanno deciso di andare alla prefettura per chiedere spiegazioni, per pretendere che il prefetto si occupasse di questa emergenza.

Le istituzioni hanno preferito il silenzio. Nessuno vuole sporcarsi le mani o ammettere le proprie responsabilità.

Quando il corteo ha tentato di entrare in prefettura la polizia si è schierata e ha caricato ripetutamente chi pretende di avere i suoi diritti e di essere ascoltato.

I manifestanti, determinati a farsi sentire, hanno scelto temerariamente di occupare palazzo Strozzi, dove è in corso la mostra di Ai Wei Wei, l’artista che tanto si è vantato di ritenere centrale il tema dei migranti, per obbligare il comune a trovare una soluzione.

Come il movimento di lotta per la casa denuncia da anni, essere migranti significa vivere sotto il ricatto dei documenti, sotto la continua minaccia delle espulsioni, schiavo e mucca da mungere di un sistema di accoglienza marcio fino al midollo. Per un rifugiato politico, le occupazioni sono spesso l’unica possibilità di sopravvivere, in un’Italia in cui gli ultimi sono i primi ad essere spolpati dai ricchi e dai potenti.

In Toscana, il PD vanta di avere una delle migliori politiche per l’emergenza migranti, ma questo solo perché Rossi, Nardella e i loro lacchè riescono a nascondere meglio gli orrori della prima accoglienza e di tutto quello che si mangiano cooperative e politici.

“Siamo stanchi di non avere soluzioni, di essere trattati come marginalità! Siamo esseri umani e da tali vogliamo essere trattati!”, denuncia un rifugiato. “Vogliamo le case subito, vogliamo giustizia per il fratello che ci hanno tolto!”, urla un’altro.

I fatti di questa notte e la protesta di oggi rivelano una scomoda verità : i rifugiati sono persone senza diritti, che se hanno problemi non vengono aiutati, che se chiedono di essere ascoltati ricevono manganellate dai “tutori dell’ordine”. E’ una realtà molto lontana da quanto millantano i bufalari dei 35 euro al giorno e degli hotel a 5 stelle, forse inaccettabile per molti.

Inoltriamo, infine, l’invito del Movimento di lotta per la casa a raggiungerli a Palazzo Strozzi. La protesta proseguirà fin quando non otterranno risposte.

Alì Muse, uno di noi.

Dopo le cariche della polizia il corteo si dirige verso Palazzo Strozzi
Il movimento occupa palazzo Strozzi