La storia di due famiglie vittime della crisi: “hanno provato a sfrattarci senza preavviso”

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Fallito stamattina il tentativo di sfrattare due famiglie con un intervento “a sorpresa” di poliziotti ed ufficiali giudiziari. Si tratta di due famiglie morose che si erano precedentemente rifiutate di lasciare l’alloggio in assenza di soluzioni dignitose da parte del Comune. Oggi il nuovo tentativo di eseguire con la forza lo sfratto, applicando l’art.610 che permette alla forza pubblica di intervenire senza dare alcun preavviso agli inquilini. In entrambi i casi l’esecuzione è stata impedita dalla resistenza delle due famiglie, sostenuta anche tanti altri inquilini solidali.

Torna alla ribalta l’emergenza sfratti. Il 4 gennaio l’Assessore Sara Funaro aveva annunciato un piano  straordinario di 350 alloggi temporanei per le famiglie in difficoltà. A distanza di quasi due mesi continuano a restare solo parole. Mentre gli sfratti vanno avanti…

 

Via del Pellegrino.

Qui abitano Barbara, Demetrio e le loro due figlie. Una è maggiorenne, l’altra segue ancora la scuola superiore. Lo sfratto è stata la conseguenza della crisi della piccola attività di famiglia. Mesi passati ad accumulare debiti ed inutili. “Per cercare di salvare l’attività dal fallimento ho indebitato anche i miei genitori”. Fino al punto di rendere impossibile il pagamento di 900€ al mese richiesti dal proprietario. Una cifra di per sè esorbitante, soprattutto in considerazione delle pessime condizioni dell’alloggio (…).

La proprietà possiede metà del condominio e, dopo l’esecuzione di altri sfratti, quattro degli alloggi sono rimasti da tempo sfitti. Nonostante questo le proposte di mediazione degli inquilini si scontrano subito l’indisponibilità totale da parte del proprietario di concordare un canone di affitto adeguato alle reali capacità reddituali della famiglia: si preferisce lasciare sfitti gli alloggi piuttosto che trattare sul prezzo di affitto.

Si arriva allo sfratto. Un picchetto del Comitato Inquilini impedisce l’esecuzione.

La domanda presentata al Servizio Casa comunale per il riconoscimento della morosità incolpevole viene respinta. Non bastano i bilanci a rosso dell’attività, e l’evidente impossibilità per una famiglia a reddito vicino allo zero di pagare 900€ di affitto. Succede alla maggioranza delle famiglie che partecipa al “bando morosità”: la commissione comunale, infatti, interpreta ed applica i criteri stabiliti dal Ministero in maniera molto restrittiva. Il risultato è che molti dei fondi a disposizione non vengono utilizzati. Ma non solo. Senza la “morosità incolpevole” non si pul accedere alla “graduatoria emergenza sfratti” per le case popolari.

Quando Barbara e Demetrio si rivolgono al Segretariato Sociale gli viene detto che “non gli spetta la presa in carico di un assistente sociale” e che “il servizio sociale non può fare nulla per aiutarli”. Una strategia sempre più utilizzata per togliersi di torno i cittadini in difficoltà economica che, dopo anni passati a versare contributi e pagare tasse di ogni tipo, si rivolgono alle istituzioni per vedersi garantiti i propri diritti.

Inizia la lotta. Insieme alle altre famiglie che si sono organizzate nel Comitato Inquilini chiedono che un assistente sociale si occupi della situazione. La legge regionale, infatti, prevede che gli assistenti sociali segnalino al Servizio Casa i nuclei in difficoltà per essere inseriti nella “graduatoria emergenza abitativa”. Ma nulla fare, il Segretariato Sociale continua per mesi a non rispondere, nonostante le proteste.

L’unica “soluzione” offerta dal Segretariato è la seguente: ospitalità temporanea per Barbara e la figlia minorenne all’interno delle strutture di accoglienza (anche dette “case famiglia”, di abbiamo già scritto denunciandone i costi spropositati). Demetrio e la figlia maggiorenne, secondo il servizio sociale, possono badare a se stessi e “trovarsi una sistemazione” visto che “sono grandi”. La famiglia rifiuta la proposta vergognosa e decide di continuare la lotta, e di non lasciare la casa finchè non sarà garantito il trasferimento in un alloggio dignitoso per tutta la famiglia. L’ufficiale giudiziario decide quindi per lo “sfratto a sorpresa”, una forma di punizione verso le famiglie che decidono di non arrendersi all’ingiustizia che subiscono. Niente preavviso, quindi, per impedire che le altre famiglie del Comitato Inquilini vengano a sostenere la giusta battaglia di Barbara e Demetrio. Ma il giochino non funziona. Quando arrivano i poliziotti la famiglia si barrica in casa e bastano poche decine di minuti per fare correre tante persone a venire a sostenere la loro resistenza. Per la terza volta lo sfratto viene bloccato. Ma la latitanza del Servizio Sociale continua…

Via Finlandia.

Qui vivono Yulia ed Aiman con i loro due bambini. La crisi inizia dopo che un ictus colpisce lui. Perde il lavoro di pasticciere e iniziano le difficoltà economiche. Per il resto la storia non è molto diversa da quella di Barbara e Demetrio. Il proprietario di casa insiste da subito per accelerare i tempi dello sfratto e richiede al primo  tentativo di accesso della forza pubblica – impedito da un picchetto anche in questo caso – che lo sfratto venga eseguito “a sorpresa” in applicazione dell’art.610. La proprietà possiede svariati alloggi in città, tutti affittati a prezzi esorbitanti. Qui si parla di 1150€ al mese pagati per due anni e mezzo. Anche qui inizia la lotta per una casa dignitosa a prezzo popolare.

Quando Aiman perde il lavoro, il reddito della famiglia è composto solo dai 1200€ che Yulia continua a guadagnare con un lavoro precario che durerà pochi mesi. Anche in questo caso la “morosità incolpevole” non viene riconosciuta: secondo la commissione comunale Yulia poteva continuare a pagare l’affitto…. rimanendo con 50€ al mese in tasca con cui mantenere sè, suo marito invalido e due minori.

Anche in questo caso il Servizio Sociale si limita a proporre un ospitalità temporanea per madre e minori.

Alle 8:30 la polizia si è presentata in forze. Ma non è bastato. La famiglia non si è data per vinta. Lo sfratto è stato ancora una volta rinviato. E la lotta, sicuramente, continuerà…