Lettera al partigiano che morì per liberare Firenze

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Caro Gogo,

fra pochi giorni sarà di nuovo il 25 aprile, quella data un po’ reale, un po’ simbolica in cui celebriamo la fine del fascismo, la data in cui doveva iniziare una nuova Storia. La nostra.
La storia degli uomini come te, ragazzi di vent’anni o poco più che volevano cambiare tutto, che pensavano che la propria generazione non potesse stare a guardare con rassegnazione la storia, ma avrebbe dovuto trasformarla radicalmente. In realtà non sappiamo molto di te, sappiamo che facevi parte delle SAP dell’Olmatello e che sei morto ad agosto del 44 durante la liberazione di Firenze mentre cercavi portare la tua fidanzata e tua sorella nella zona controllata dai partigiani, ma sappiamo che è grazie a te e ai tuoi compagni se ci sono stati i primi scioperi importanti dopo anni di paura, grazie alla difesa che avete assicurato a quelle manifestazioni difficili.
Per questo crediamo che proveresti empatia per i nostri compagni arrestati durante questo febbraio antifascista, in cui migliaia di giovani si sono opposti al discorso razzista, che sempre più spesso diviene violenza esplicita contro chi ha la pelle nera, come a Macerata, come qui a Firenze, quei giovani si sono opposti andandosi a scontrare con i mandanti, con quei partiti che portano avanti la retorica razzista per scatenare una schifosa guerra fra poveri.
In questo quartiere, che tanto importante è stato per la liberazione di Firenze, teatro di scontri, scioperi e battaglie, ti abbiamo dedicato una palestra popolare. Una palestra che nasce dentro uno spazio occupato, meticcio, casa di rifugiati e sede politica antagonista, una palestra in cui tutti si possono allenare gratuitamente e che dedica una frase, presa in prestito da un’altra rivoluzione, a te e ai tuoi compagni “Qui non si arrende nessuno”.
Perchè sono passati 73 anni da quel 25 aprile di vittoria antifascista, ma ancora i conti con i fascisti e con i padroni non li abbiamo chiusi.
C’è ancora bisogno di liberazione.
Ma nemmeno loro hanno chiuso i conti con noi.
Non li hanno chiusi con tutti i nuovi partigiani che in questo paese lottano per il proprio riscatto e che, come te, hanno storie semplici: sono studenti, facchini, precari, sono tutte quelle donne e quegli uomini che ogni giorno scelgono da che parte stare.
E se in tutto il mondo, ancora oggi, dove c’è una lotta rivoluzionaria sentiamo ancora cantare Bella Ciao, in lingue diverse, con suoni diversi è perché quella spinta al riscatto che è stata la lotta partigiana, fuori dalle vuote retoriche, parla ancora oggi del riscatto di tutti noi.
Ciao Gogo, noi oggi continuiamo a lottare anche in tuo nome, per te, per Bruno Fanciullacci e per tutte le altre e gli altri che hanno combattuto e sono morti per cambiare per sempre la storia di questa città e di questo paese. Oggi siamo qui a ricordarti e il 25 aprile saremo in piazza Santa Croce a contestare quelle istituzioni che non hanno nessun diritto a parlare di questa storia, quelle istituzioni che sicuramente non rappresentano te e i tuoi compagni. Non esiste memoria partigiana senza pratica partigiana, è dentro le lotte di oggi che il vostro ricordo non morirà mai.

I compagne e le compagne di IAM

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