Mobilitazione studentesca dopo i fatti di Bologna. “E’ tempo di riscatto”

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L’appello ad una giornata di mobilitazione studentesca lanciato in tutta Italia in seguito alle vicende bolognesi è stato accolto anche a Firenze da parte del Collettivo Universitario Autonomo e da molti studenti universitari che hanno dato voce oggi ad una serie di istanze riguardanti la vita e la gestione degli spazi universitari.

A Firenze gli studenti hanno deciso di incontrarsi nel chiostro del plesso di Brunelleschi, esemplare in termini di ristrutturazione degli spazi nelle facoltà. Questo luogo, un tempo attraversato da tanti studenti universitari e non, da giovani e meno giovani che vi trovavano occasione di aggregazione e socialità, è stato svuotato con l’arrivo, qui come a Bologna, di tornelli all’ingresso.

Gli studenti si sono poi mossi in corteo gridando “Si studia e si lavora sempre sotto ricatto, la mia generazione prepara il suo riscatto” dirigendosi in rettorato, pretendendo che l’università di Firenze si esprimesse in merito a quanto accaduto a Bologna. Alle richieste di una presa di posizione decisa, il rettore ha risposto con vaghezza e disinformazione, dimostrando un disinteresse per una notizia che ha occupato le prime dei quotidiani nazionali per giorni.

Nei giorni scorsi l’università di Bologna è stata teatro di una forte mobilitazione in seguito allo sgombero violento, per mezzo di forze di polizia in tenuta antisommossa, dell’aula di una biblioteca in via Zamboni 36. Quest’ultima era stata aperta dagli studenti dopo che l’università ne aveva limitato l’accesso montando dei tornelli all’ingresso. Nel pomeriggio di giovedì 9 febbraio l’atmosfera tranquilla della biblioteca in cui i ragazzi stavano studiando è stata rotta dall’ingresso di forze della celere che hanno sgomberato il luogo. La presenza stessa della polizia all’interno dei locali universitari, storicamente luogo inaccessibile alle forze dell’ordine e tenuto libero per garantire agli studenti la possibilità di aggregazione e mobilitazione politica, e la violenza con cui è stato effettuato lo sgombero, hanno provocato una reazione forte da parte dei giovani bolognesi. Tre giorni di mobilitazione ininterrotta hanno espresso la determinazione degli studenti e, ancora una volta, la risposta violenta da parte della polizia.

Lo sgomento per le vicende bolognesi ha suscitato in tutta Italia l’attenzione e la solidarietà da parte di studenti, ricercatori, professori, ma soprattutto ha liberato una tensione da tempo latente, di riscatto da parte di una generazione che vede le proprie aspettative spinte sempre più al ribasso e un futuro di precarietà e assenza di prospettive. In un clima in cui l’insostenibilità della condizione giovanile rimane relegata al privato, ed esplode nel gesto estremo del suicidio, i giovani hanno espresso la loro voglia di tornare a contare, di dar voce alla propria condizione e alle proprie istanze collettive. Lo hanno fatto oggi mobilitandosi in tante città italiane, chiamando in causa gli atenei rispetto ai fatti di Bologna e tornando a parlare di spazi nelle facoltà, di mercificazione del sapere e messa a profitto dell’università.

Gli studenti hanno espresso anche a Firenze la necessità di affrontare la questione della vivibilità dell’università e grazie alla loro determinazione hanno ottenuto un successivo incontro con il rettore per discutere degli spazi chiusi o mancanti in alcune delle sedi fiorentine, che si terrà il prossimo martedì.