Perché l’occupazione dell’ISA è stata utile.

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E’ dall’11 novembre che l’occupazione dell’ISA di Porta Romana da parte degli studenti ha iniziato a far parlare di sé. Da quel giorno un po’ tutti si sono sentiti in dovere di urlare qualche dura parola di condanna verso l’iniziativa degli studenti: la preside, qualche professore, la Digos, il Prefetto, il Sindaco e – ovviamente – l’immancabile redazione de La Nazione di Firenze.

I discorsi sono stati i soliti: “un gesto inutile e dannoso”, “danneggia solamente chi vuole studiare”, “atto di violenza e prevaricazione”, “antidemocratico”. Per quanto riguarda gli studenti è stato da più parti riproposto lo stereotipo dello studente occupante che-non-ha-voglia-di-fare-nulla. I più comprensivi hanno invitato gli studenti “a ragionare” o a riflettere sul fatto che “così le loro ragioni non verranno ascoltate”, mentre la maggior parte dei soggetti sopracitati ha invocato (o minacciato) sgomberi e interventi della polizia.

Forse anche voi vi sarete chiesti: ma perché tanto rumore per un’occupazione studentesca?

L’occupazione dell’ISA è stata un’occupazione vera. Ovvero, gli studenti hanno bloccato la didattica e non hanno concordato con il preside forme e durata. Non si sono accontentati di ritagliarsi uno spazio di autogestione. Insomma, gli studenti dell’ISA – dopo aver stilato una lista molto chiara di problemi e richieste alle istituzioni – hanno deciso l’occupazione per costringere le controparti a prenderli in considerazione.

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Barricate all’ISA di Porta Romana occupato

E i problemi posti dagli studenti sono molto concreti: prima di tutto il pessimo stato di manuntenzione dell’istituto e la mancanza di sicurezza, l’inagibilità della palestra e il malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento – frutto di una carenza ormai storica di investimenti nell’edilizia scolastica – e l’entrata dei privati nella scuola con finanziamenti e pubblicità. Agli studenti, ad esempio, non va giù che la gipsoteca della scuola venga affittata per eventi privati, né che la scuola venga ricoperta di cartelloni pubblicitari del nuovo tablet TIM per “tirare su” 20 euro a pannello e sopperire alla mancanza di risorse messe a disposizione dallo Stato.

Nonostante le minacce di sgomberi, sospensioni e denunce, l’occupazione dell’ISA è andata avanti per ben sette giorni. Sette giorni in cui gli studenti, insieme ad alcuni genitori, si sono messi al lavoro per portare avanti l’auto-recupero dell’edificio. Ma non solo. Sette giorni di dibattiti, incontri e iniziative di auto-formazione con cui gli studenti hanno sostituito la didattica “ufficiale”.

Appurata l’inutilità delle minacce di sgombero, dei goffi tentativi di irruzione da parte di agenti della Digos, delle minacce di sospensioni e della campagna “sbatti il mostro in prima pagina”, il Sindaco Dario Nardella si è reso disponibile a incontrare gli studenti per discutere le loro richieste, essendo Direttore della Città Metropolitana e quindi istituzionalmente competente rispetto all’edilizia scolastica.

Lo stesso Dario Nardella che aveva definito “esibizionista, sterile e provocatoria” l’occupazione e definito gli studenti “una minoranza prepotente” si è quindi seduto a un tavolo con questi “cattivi ragazzi”.

Dopo l’incontro Nardella ha dichiarato di aver “cominciato a lavorare nel merito di questioni poste dagli studenti, prendendo in esame aspetti della disciplina delle attività scolastiche e strutturali, come l’assenza di una palestra e la necessità complessiva di ristrutturare l’immobile”.

Insomma, chi dice che le occupazioni come quelle dell’ISA sono inutili o c’è o ci fa. E’ solo merito delle barricate di banchi e sedie alzate per bloccare la didattica se oggi il Sindaco è costretto ad affrontare il problema dell’edilizia scolastica e dell’insicurezza degli edifici. Si può dire quello che si vuole, ma nessuna delle tante occupazioni “rispettose della didattica” era riuscita ad oggi a produrre questo risultato. E questo è un fatto.

Per ora dalle istituzioni sono solo arrivate belle parole e intenzioni, certo. In un periodo di austerity come questo fare mettere nel mani nel portafogli alle istituzioni per le spese sociali non è un gioco semplice, ma la determinazione dimostrata dagli studenti in queste settimane di mobilitazione fa pensare che questa vicenda non finirà con qualche bella promessa da far cadere nel dimenticatoio. L’occupazione è sospesa ma gli studenti non sembra abbiano sotterrato l’ascia di guerra.

 

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Crollo del soffitto al liceo Darwin di Rivoli, nel torinese, dove nel novembre 2008 uno studente morì e altri 17 rimasero feriti, uno dei quali è adesso paralizzato

Insomma, l’occupazione è stata utile a tutti gli studenti, i genitori, i bidelli e i professori (anche quelli contrari): anzitutto c’è qualche possibilità in più che la scuola non gli crolli addosso come successo recentemente da tante altre parti (vedi qui, qui, qui, qui, qui, qui oppure cerca su google “crollo scuola” per avere un lungo elenco di esempi).

Venerdì mattina, poi, il testimone dell’occupazione è stato raccolto dal liceo artistico Alberti di via San Gallo. Anche lì blocco della didattica e barricate per dare forza alle legittime richieste degli studenti.

L’occupazione dell’ISA ha sicuramente rappresentanto un tassello importante nella battaglia che rivendica più risorse per l’edilizia scolastica, in una città dove si va a scuola pure circondati dall’amianto, con conseguenti “morti sospette tra gli ex-professori” (vedi qui) e circolari che vietano di “correre e sbattere le porte” (vedi qui).

Addirittura Palazzo Vecchio ha parlato di scuole “da abbattere e ricostruire per le pessime condizioni in cui versano, “ma non ci sono i soldi“. Peccato che i soldi ci siano sempre per grandi opere inutili come la TAV, per grandi eventi come l’EXPO, per le spese militari, per gli sgravi alle grandi imprese, per i “salvataggi” delle banche… solo per fare qualche esempio.

L’occupazione dell’ISA è stata utile anche a ricordarci una cosa semplice: per strappare queste risorse c’è bisogno di lottare.

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