Resistenza allo sgombero: il Comune si impegna ad assegnare le case

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Sono le 7,30 del mattino quando decine di poliziotti in assetto antisommossa “occupano” via Baracca bloccando il traffico in entrambe le direzioni di marcia. Iniziano così le operazioni di sgombero della palazzina di via Baracca 96, occupata da sette famiglie dopo che la proprietà – la Rangoni finanziaria spa, società dal capitale miliardario – aveva lasciato sfitti gli alloggi in seguito ad un inchiesta della magistratura sui contratti-truffa rifilati ai vecchi inquilini.

Quando la polizia prova ad entrare le famiglie si barricano nel palazzo e si espongono sui cornicioni delle finestre. La polizia fa un passo indietro ed inizia così una mattinata lunga di resistenza e trattative con i rappresentanti dell’assessorato alla casa e del servizio sociale presenti sul luogo.

La proposta di lasciare l’edificio accettando una sistemazione temporanea nelle strutture di accoglienza viene subito rifiutata. “Non basta”. Da dentro la palazzina e dalla strada, dove decine di persone intanto arrivano a dare sostegno alla resistenza, si avanzano le prime richieste al Comune: sistemazione immediata nelle strutture senza dividere i nuclei familiari verso l’assegnazione di alloggi volano, inserimento in graduatoria emergenza abitativa per le case popolari, controllo popolare sulle commissioni ERP con rappresentanti di famiglie in emergenza abitativa. In altre parole, la pretesa di una soluzione reale all’emergenza, la pretesa di “case vere, a prezzo popolare”.

La prima reazione dell’assessorato è di chiusura, ma passano due ore e la resistenza continua. Si inizia a trattare, e alla fine la lotta strappa tutti e tre gli impegni richiesti. Da dentro si richiede che un rappresentante dell’assessorato entri nella palazzina per ribadire gli impegni a tutte le famiglie come condizione necessaria per lasciare l’edificio. Dopo questo passaggio, le famiglie iniziano a portare le proprie cose fuori.

Dopo una fase di distensione la situazione e tornata tesa a causa della prima mancanza di fede agli impegni presi da parte dell assessorato: dopo le promesse, provano a dare ai nuclei senza minori una indignitosa sistemazione all’albergo popolare. Gli occupanti rifiutano uniti. Al grido di “mai più prese in giro”, si torna a presidiare il portone e ad occupare gli appartamenti. La celere accerchia il presidio e si prepara l’intervento della di forza della polizia. Ma è ancora una volta la resistenza ad avere la meglio: anche i nuclei senza minori ottengono una sistemazione.

La mattinata finisce così, con degli impegni importanti da parte del Comune che, prima di tutto, stanno a testimoniare una capacità delle lotte di iniziare a rompere le rigidità delle controparti e costringerle a dei primi passaggi di discontinuità con una politica rodata negli ultimi anni che ha provato a trattare le occupazione come mero problema di ordine pubblico. Il riconoscimento dell’emergenza abitativa per le famiglie occupanti – tramite l’inserimento nelle graduatorie erp –  vuol dire oggi spezzare i dispositivi di marginalizzazione su cui scommette la governance (tra messa a valore e umiliazione della povertà). L’impegno strappato sugli alloggi volano e le assegnazioni erp di emergenza – più che segnare una vittoria – sicuramente apre una battaglia dura. Una cosa è certa: durante la resistenza di questa mattina, ad affacciarsi alle finestre delle case occupate c’era una soggettività proletaria che assume la necessità della contrapposizione e dentro di essa costruisce la propria fiducia in una possibilità di riscatto. E, soprattutto, è pronta e determinata a dire: “non basta”. E a sostenere le parole con i fatti, pronta a pretendere di più.