“Riconoscere l’emergenza abitativa”. Il Comitato incontra la dirigenza del Servizio Sociale

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Decine di persone sotto sfratto si sono ritrovare questa mattina davanti alla Direzione dei Servizi Sociali in viale de Amicis con striscioni, fischi e cartelli. Per le 10.30, infatti, era atteso un incontro tra le famiglie del Comitato inquilini sotto sfratto e la Dirigenza per discutere di emergenza casa. Quando una delegazione entra nell’ufficio questa viene informata che l’incontro è saltato a causa di un impegno urgente. Pochi attimi e sono tutti a questo punto ad entrare negli uffici al grido di “Mai più prese in giro!”. Passa qualche decina di minuti e, di fronte all’indisponibilità delle famiglie ad andarsene con nulla in mano, l’incontro si tiene.

Due in particolare le questione sollevate dal Comitato: la prima riguarda il mancato inserimento nella “Graduatoria emergenza abitativa” di decine di famiglie che a causa di difficoltà economiche di trovano con un sfratto esecutivo o addirittura “a sorpresa” a causa dell’utilizzo dell’art.610. Nonostante siano passati quattro mesi all’approvazione del nuovo regolamento in materia di assegnazione di emergenza degli alloggi ERP, infatti, molti assistenti sociali stanno sotto-utilizzando lo strumento della relazione all’Ufficio Casa comunale per segnalare lo stato di emergenza dei nuclei sotto sfratto. La maggior parte degli inquilini continua ad essere tenuta all’oscuro dell’esistenza stessa della Graduatoria di emergenza dagli assistenti sociali stessi, che continuano a limitarsi ad offrire ospitalità temporanee nelle strutture di accoglienza piuttosto che verificare i requisiti per il riconoscimento dello status di emergenza e aprire la strada alle assegnazioni straordinarie di alloggi ERP (unica strada percorribile vista l’assenza da quasi 4 anni di un bando ERP a Firenze).

La seconda questione riguarda la risoluzione delle procedure di sfratto tramite la stipulazione di nuovi contratti di affitto a canone sociale: una via, questa, che il comitato sta percorrendo aprendo le trattative con i proprietari e sostenendole con la pratica dei picchetti. La richiesta del Comitato è che il Servizio Sociale entri in campo nelle trattative utilizzando gli strumenti a propria disposizione in termini di contributi economici alle famiglie per garantire una maggiore sostenibilità dei nuovi contratti di affitto. L’obiettivo del Comitato è quello di avvicinare i canoni di affitto a quelli ERP attraverso un taglio alla rendita dei grandi proprietari combinato ai contributi comunali. Una soluzione che, in termini di spesa pubblica, sarebbe capace di garantire soluzione vere e dignitose alle famiglie con un risparmio netto rispetto a quanto oggi viene speso per l’ospitalità nelle strutture di accoglienza di donne e minori sfrattati (fino a 70 euro al giorno).

Al termina dell’incontro, durante un ora, c’è l’impegno della dirigenza a sollecitare ai servizi sociali territoriali la necessità di utilizzo dello strumento delle relazioni all’Ufficio Casa per il riconoscimento dell’emergenza abitativa in tutti i casi di necessità. Apertura anche rispetto alla possibilità di sostegno alle trattative per la ricontrattazione dei canoni di affitto.

Due elementi positivi, ma che andranno verificati fin dai prossimi giorni.

Nella semplice rivendicazione dell’utilizzo di uno strumento previsto dall’attuale regolamento Comunale, ovvero nel riconoscimento tramite il Servizio Sociale dell’emergenza abitativa, il Comitato entra in rotta di collisione con la volontà di governance di marginalizzare una fetta importante di povertà – quella valutata insolvibile – dentro il meccanismo dell’accoglienza e dell’assistenza escludendola in toto da ogni possibilità di accesso alle case popolari. Una volontà rispecchiata tanto dal sotto-utilizzo dello strumento delle “relazioni” per l’emergenza quanto dalle regole pesantemente restrittive per il riconoscimento della “morosità incolpevoli” che ad oggi escludono centinaia di famiglie dall’accesso alle “Domande di emergenza” dell’Ufficio Casa.

Quello di oggi è l’inizio di un percorso di lotta che, intorno al riconoscimento dell’emergenza abitativa, può avere la capacità di sabotare il meccanismo che oggi vede servizio sociale e regolamenti comunali agire da filtro rispetto all’erogazione di forme di welfare (dalle case ai contributi passando per gli esoneri) con l’obiettivo, in fine dei conti, di “spendere il meno possibile”.

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