Rifugiati di via Spaventa: i Gesuiti vogliono lo sgombero e cercano l’escamotage

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Si fa sempre più spazio l’ipotesi di uno sgombero dello stabile di via Spaventa, occupato dallo scorso gennaio da circa 100 rifugiati prevalentemente somali. L’occupazione arrivò dopo il rogo dell’ex-Aiazzone, dove trovò la morte il giovane Alì Muse. Alla tragedia seguirono numerose proteste dei migranti – di cui molti in Italia da più di 10 anni – che culminarono negli scontri sotto la Prefettura del 14 gennaio, mentre era in corso il Comitato per l’Ordine e la sicurezza che doveva decidere del futuro dei sopravvissuti al rogo. La richiesta di soluzioni abitative stabili e dignitose – alternative all’ennesimo inserimento nelle “prime accoglienze” temporanee – rimase inevasa dal tavolo prefettizio. Pochi giorni dopo l’occupazione dello stabile dei gesuiti.

A cinque mesi di distanza, si sta facendo spazio l’ipotesi di uno sgombero per motivi di sicurezza dello stabile di via Spaventa. Un vero e proprio escamotage che permetterebbe all’ordine religioso di “liberare”il palazzo senza, apparentemente, compromettere la propria immagine pubblica con una richiesta di sgombero. Piuttosto che delle condizioni di sicurezza degli occupanti, infatti, a preoccupare i Gesuiti è la trattativa per la vendita dell’immobile che aspetta lo sgombero per essere conclusa: una partita da sei milioni di euro che metterebbe lo stabile nelle mani di una prestigiosa università della Cina.

Il padre gesuita Ennio Brovedani, che in questio giorni preme per lo sgombero

“La realtà è che, ancora una volta, l’accoglienza finisce lì dove inizia il business”, accusa il Movimento di lotta per la casa. “Le parole di Papa Francesco parlano di porte da aprire, e lo stesso padre Brovedani ha più volte affermato il primato indiscutibile della “accoglienza” e del “dialogo” contro ogni ipotesi di sgombero forzato dei rifugiati… e ora?”, è la domanda degli occupanti.

Una nota congiunta dell’assemblea dei rifugiati e di tutto il movimento afferma che “se per queste o altre vie si arrivasse allo sgombero dello stabile di via Spaventa, in assenza di un piano alternativo condiviso con gli abitanti che preveda soluzioni abitative stabili e dignitose, i Gesuiti dimostrerebbero di ragionare ed agire in maniera non differente da un qualsiasi speculatore immobiliare.”E continua: “Forse per la Curia il rispetto delle vite umane è a tempo determinato alla stessa maniera delle accoglienze nei “progetti” di accoglienza proposti dal Comune di Firenze?”

I rifugiati continuano a richiedere di essere inclusi in un tavolo inter-istituzionale che elabori soluzioni abitative stabili e dignitose per chiudere “un emergenza che va avanti da più di dieci anni”. Si tratta si superare le soluzioni di “prima accoglienza” che in questi anni hanno visto fiumi di denaro pubblico entrare nelle tasche delle cooperative gestori delle strutture, ma si sono rivelate completamente incapaci di risolvere le emergenze. Intanto, in assenza di soluzioni condivise, i rifugiati sono chiari: “nessuna disponibilità a lasciare l’immobile”.