Se il diritto allo studio diventa terreno di ricomposizione (e di conflitto).

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La prima metà dell’autunno ci riconsegna il dato di una nuova attivazione sociale sul terreno del diritto allo studio in città. Un’attivazione lontana dal rappresentare un movimento massificato, ma capace di esprimere importanti elementi di novità e qualità, a partire dal non esaurirsi dentro l’opposizione politica a una specifica riforma e dalla capacità di far impattare bisogni e istanze contro vari livelli della governance (dalle istituzioni locali a quelle accademiche e scolastiche).

Per molti anni – e durante tutti i vari cicli del movimento dell’Onda – un’imprecisata ipotesi di “unità del mondo della conoscenza” è circolata con insistenza dentro i movimenti studenteschi. La risposta alla necessità di “allargamento” e unità con altri soggetti sociali, più o meno attivati nel contrasto alla riforma Gelmini, è stata una proposta dai tratti corporativisti tutta da spendere nelle alleanze tra ceti politici e sindacali.

Le mobilitazioni contro il nuovo ISEE. La vertenzialità autonoma aperta dai genitori sul costo della scuola e sull’accesso all’istruzione negato dall’art.5. L’opposizione di studenti medi e professori a una riforma per la scuola che vuole intervenire direttamente sulla produttività della scuola-azienda (anche) con la messa a lavoro degli studenti e con l’utilizzo pesante della meritocrazia come forma di disciplinamento dei lavoratori della scuola. E’ questo il quadro reale dentro cui diventa possibile agire il terreno del diritto allo studio come possibilità di una ricomposizione immediatamente di classe. Di classe infatti, più che in passato, è la natura delle istanze e dei bisogni espressi dalle lotte. Mobilitazione diverse che già parlano un linguaggio comune di rifiuto di fronte al governo della crisi e dell’austerity.

L’opposizione alla “buona scuola” (sia per quanto riguarda il lavoro gratuito, sia per quanto riguarda l’introduzione dei presidi-sceriffi) può essere motore di nuove vertenze capaci di inceppare l’applicazione della riforma, costruendo nuove forme di attivazione e contrapposizione. Questo a partire in primis dagli istituti tecnici e professionali, attraversati da quella stessa composizione che si trova a scontrarsi quotidianamente col problema dei costi del diritto allo studio.

L’eterogeneità delle composizioni proletarie attivate su questo terreno, dallo studente universitario che subisce i processi di impoverimento al meticciato che abita negli stabili occupati, attraversando il disomogeneo mondo delle scuole superiori, rende la cifra delle difficoltà ma anche della straordinarietà dell’occasione. E il terreno delle risorse appare centrale.

In questo senso, servono a poco le scorciatoie. La ricomposizione ha bisogno che i soggetti reali si incontrino nella lotta per conoscersi e riconoscersi. Il corteo cittadino per lo sciopero del 13 Novembre non può che essere un passaggio.

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