Un NO che non si può ignorare.

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Milioni di persone hanno colto l’occasione per dire NO. Per fermare una riforma costituzionale che attacca la democrazia e la sovranità popolare. Per sfiduciare dal basso un governo che, senza essere mai stato eletto, da due anni governa nell’esclusivo interesse dei poteri forti del paese, calpestando i diritti e la dignità della maggioranza dei cittadini.

Se intorno al “Sì” abbiamo visto compattarsi la parte più marcia di questo paese – dalla stessa classe politica che Renzi diceva di voler rottamare fino al mondo delle banche, della finanza e della mafia – a sostegno del NO è nata una grande attivazione popolare. Renzi, con la sua solita arroganza, l’ha definita un “accozzaglia”. Ma da chi è composta questa accozzaglia? Dai cittadini che non vogliono rinunciare alla sovranità sui propri territori, da chi è stanco di non contare nulla, da chi non arriva alla fine del mese, dai giovani costretti a lavorare senza garanzie nè paghe decenti, dalle famiglie sotto sfratto, dai risparmiatori truffati… e sarebbe troppo lunga la lista di chi ha bisogno di dire NO per iniziare a riaffermare i propri diritti dopo aver subito per troppo tempo.

Mentre dall’altra parte i poteri forti hanno costruito tutto la campagna elettorare giocando la carta della paura e del ricatto, la campagna per il NO al referendum è diventata l’occasione per tornare a fare prendere parola quel pezzo di paese che resta fuori dai talk-show, ma che ha tanto da dire. Una campagna portata avanti senza soldi e finanziatori, scendendo nelle piazze e contestando il governo ad ogni occasione utile. In tantissimi ci siamo messi in gioco per rompere la censura intorno alle tante ragioni che compongono il NO al referendum del 4 dicembre. Come è successo durante la contestazione alla Leopolda di Renzi, quando in migliaia sono scesi in piazza nonostante il vergognoso divieto a manifestare ricevendo dalla polizia manganellate e gas lacrimogeni. Come testimoniano i cinquantamila del popolo del NO scesi in piazza a Roma il 27 Novembre e completamente oscurati dai media.

La vittoria del NO lascia il segno, questo è sicuro. Ma è altrettanto sicuro che dall’altra parte si farà di tutto per ignorare le tante istanze popolari che stanno dietro a questo NO. Renzi si è dimesso, ma è troppo grande il rischio che si “cambi tutto per non cambiare nulla”. Che, attraverso un governo tecnico o chi per lui, in questo paese si torni a governare nell’interesse dei soliti noti: delle banche e della finanza, dei grandi industriali, delle mafie e delle caste.

Siamo Davide contro Golia. Ma abbiamo tutte le ragioni dalla nostra parte. Ragioni che – senza riuscirci – hanno provato in tutti i modi a zittire e che non dobbiamo smettere di affermare dopo il referendum.

E’ per questo che diventa fondamentale tornare a manifestare già dal 5 dicembre, portando la voce di chi ha detto NO sotto la Prefettura.

Perchè il nostro NO non venga ignorato.

Perchè il voto del 4 dicembre sia solo l’inizio di un cambiamento vero che sta a noi costruire dal basso.

 

 

 

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