Via Spaventa, arriva l’ultimatum. I rifugiati: “senza soluzioni da qui non ce ne andiamo”

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Alla vigilia di Pasqua Padre Ennio Brovedani aveva mandavo un ultimatum ai rifugiati che da tre mesi occupano lo stabile di via Spaventa a seguito del rogo dell’ex-Aiazzone e della morte di Alì Muse. Dopo settimane in cui i gesuiti, proprietari dell’immobile, avevano rivendicato la linea dell'”accoglienza”, arriva il cambio di linea. A cambiare la carte in tavola la possibilità per l’ordine religioso di vendere ex convento – in disuso dal 2011 – ad un’università cinese in cambio di 6 milioni di euro. E così con una lettera, inviata anche alla stampa, è arrivato l’invito a lasciare l’immobile. E’ evidente l’intenzione di preparare il terreno ad uno sgombero militare che – fino a pochi giorni fa – i curati definivano “inumano”.

Ieri sera in via Spaventa gli occupanti si sono riuniti in assemblea. Questo il comunicato diffuso oggi:

Il 12 gennaio scorso il nostro fratello Alì Muse moriva dentro il rogo dell’ex-Aiazzone. Era in Italia da molti anni, faceva lavori pesanti per salari da fame; dormiva all’ex mobilificio dopo essere stato scaricato per l’ennesima volta dai “progetti di accoglienza” a tempo determinato: Alì Muse era uno di noi, come noi. E’ quel giorno che è iniziata la nostra lotta, perchè nessuno di noi è disposto ad aspettare una morte simile.

Non siamo più disponibili ad essere usati e poi scaricati da un sistema dell’accoglienza che arricchisce le cooperative che la gestiscono e che ci lascia sempre nella stessa identica situazione: senza casa, senza un lavoro, senza la possibilità di costruirci una vita degna.

Abbiamo bisogno di lottare per affermare la nostra vita di esseri umani, per non essere più trattatti come strumenti per il loro business dalle cooperative, come schiavi da caporali e padroni, come cittadini di serie B dalle istituzioni. Dopo anni di sfruttamento in Italia vogliamo i nostri diritti, a partire da un soluzione abitativa stabile e dignitosa.

Le nostre proteste, anche quando il corpo di Alì Muse era ancora caldo, hanno sempre ricevuto porte chiuse in faccia da parte del Comune e della Prefettura, oltre che le manganellate della polizia.

La morte di Alì Muse ha svelato a tutta l’Italia il fallimento completo del loro sistema di accoglienza, ma le istituzioni vogliano andare avanti come se nulla fosse accaduto… continuando il grande magna-magna delle cooperative su noi migranti, aspettando il prossimo morto.

Siamo stanchi delle ipocrisie. Le istituzioni che organizzano costose mostre d’arte sui migranti sono le stesse che ci trattano come cani; i politici che fanno belli discorsi sull’accoglienza durante convegni e conferenze, sono gli stessi che si riufiutano da mesi di incontrarci ed ascoltare le nostre ragioni; l’Assessore Funaro, che da mesi dice che non parlerà con noi perchè viviamo nell’illegalità, è la stessa che governa per conto di un partito in cui gli indagati e i condannati per reati come la corruzione non si contano, la stessa – per fare un esempio – che sigla accorsi e scambia strette di mano con i padroni dell’azienda multinazionale Menarini (condannati a 10 anni per truffa allo Stato per vendite truccate di farmaci).

Allo stesso modo chi oggi ci chiede di lasciare lo stabile di via Spaventa per concluderne la vendita per 6 milioni di euro è la stessa persona che fino a qualche giorno fa vantava su tutti i giornali la scelta di “mettere le persone prima dei soldi”. Oggi – salutandoci “affettuosamente” – si prepara ad invocare il nostro sgombero, come se il rispetto della nostra dignità – che più volte Padre Ennio Brodevani ha rivendicato – fosse a “a tempo determinato”… proprio come le “accoglienze” proposte dal Comune. Ma questo non cambia nulla, non siamo venuti qui per chiedere la carità.

Lo ripetiamo, siamo stanchi delle ipocrisie. Ancora una volta da una parte c’è il business, dall’altra la lotta per i diritti e la dignità. Tutto il resto sono chiacchiere.

Sui i giornali si parla di un “ultima proposta” che verrà presentata agli occupanti, un ultimatum prima dello sgombero. La attendiamo e la valuteremo con attenzione, ma è chiaro che noi da qui non ce ne andremo senza un soluzione abitativa stabile e dignitosa. Ognuno si assuma le proprie responsabilità: il Comune, la Prefettura, la proprietà dell’immobile. Come abbiamo fatto fin dal primo giorno, ribadiamo la richiesta di un tavolo inter-istituzionale in cui venga accettata una nostra delegazione per trovare una soluzione condivisa.

L’Assemblea degli occupanti di via Spaventa

con il Movimento di Lotta per la Casa